Smartworking e domani?

6 May

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E domani, tra qualche giorno, cosa fare…? Se lo stanno chiedendo in molti tra imprenditori e managers delle HR. Siamo ancora in piena fase emergenziale, le misure normative spingono per prolungare la fase di smartworking, ma prima o poi questa situazione di sospensione finirà. In alcuni casi ha già cominciato a finire, ma è una ripresa che ha riguardato più i lavoratori operativi, gli operai delle fabbriche, molti tecnici. I colletti bianchi invece, sono ancora a casa. Qualche puntata in ufficio a recuperare documenti che erano rimasti lì, qualche stampa complessa che a casa proprio non si poteva fare, la riunione improcrastinabile con firma di accordo, ma per il resto… smartworking alla grande. Smartworking non contrattualizzato e senza regole e dai contorni operativi ed economici ancora indefiniti.
Nel frattempo ai vertici delle aziende, tutti i responsabili di business/area/direzione le loro valutazioni le stanno facendo già da un po’. Qualcuno ha commissionato ricerche per sapere cosa ne pensano i collaboratori. E adesso cominciano le riunioni per capire veramente cosa fare. Qualche manager si è trovato benissimo ed esce da questa fase soddisfatto della tenuta del suo team, e delle risposte che sono comunque arrivate. Qualcun altro non vede l’ora di ritrovare tutti i collaboratori seduti alla propria scrivania: di Zoom, GoogleMeet e telefonate per tenere insieme un gruppo incline alle dispersione non ne poteva proprio più.
Al piano più in alto poi, azionisti e top managers stanno anche valutando i risparmi ed, effettivamente, questo smartworking qualche beneficio economico, già tangibile o ancora potenziale, sembrerebbe portarselo dietro. Meno uffici, meno auto, meno mense…In fin dei conti, qualche perdita di efficienza si può anche accettare se il saving che si genera fosse significativo come sembra.
E poi ci sono i lavoratori. E anche tra loro le valutazioni sono di mille tipi. A partire da chi non vede l’ora di tornare perché ha sofferto le telefonate col cliente con sottofondo di bambini urlanti sino a coloro che vedono la possibilità, finalmente, di evitarsi quell’ora abbondante giornaliera di macchina o di treno, e costi collegati, e sperano che questo benedetto smartworking non finisca mai.
Mettere insieme tutto questo è complesso. Bisogna lavorare per definire obbiettivi, per trovare assetti organizzativi nuovi, per siglare i contratti di smartworking, per negoziare condizioni individuali. In certe situazioni più articolate ci sarà da sedersi al tavolo con le OO.SS.
In molti casi i primi interlocutori saranno i managers aziendali. Bisognerà trovare la quadra anche con loro.
Le variabili sono moltissime e si opera su scenari incerti.
Anche lo smartworking va gestito e guidato. Professionalmente.
Lasciare che le cose succedano, anche in questo caso, non è mai una strategia.

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